lunedì 21 maggio 2012

FRANCOFORTE: L'ASSEDIO PREVENTIVO

Piero Maestri 
http://rivoltaildebito.globalist.it/news/francoforte-lassedio-preventivo

La sospensione della democrazia che negli ultimi mesi si è affermata in diversi paesi dell’Europa si è arricchita di un “nuovo” strumento: l’assedio preventivo.
Francoforte nei giorni scorsi era una città sottoposta a tale modello repressivo: prima i divieti verso qualsiasi manifestazione di protesta contro la BCE e le sue politiche (a parte il corteo autorizzato per il sabato 19 maggio); poi la repressione “gentile” ma ferma e scientifica delle manifestazioni contro gli stessi divieti; quindi la pressione nei confronti delle azioni del venerdì, i fermi, i “fogli di via, la presenza di migliaia di agenti per le strade di Francoforte.

Giovedì 17, mentre oltre 500 manifestanti venivano bloccati per tutto il pomeriggio all’interno di Paulsplatz (piazza dove si trova il municipio), più di un centinaio di attiviste/i di diversi paesi – soprattutto italiani e tedeschi – venivano fermati appena usciti dall’università per cercare di raggiungere gli altri manifestanti, con l’accusa di “partecipazione a manifestazione illegale”  e condotti alla caserma di polizia, trattenute per diverse ore e


giovedì 17 maggio 2012

Dalle notizie che arrivano da Francoforte la repressione contro il movimento si sta dispiegando alla grande.
Ma sono degli illusi, non ci possono fermare, perchè non ci fermeremo mai.



Segui la diretta su http://ateneinrivolta.org/internazionale/175-blockupy-francoforte-segui-la-diretta-twitter-e-audio-ita-en

mercoledì 16 maggio 2012

MACAO e la città


Tre considerazioni su un’esperienza che prosegue

Come prevedibile, e previsto, lo sgombero della torre Galfa a Milano, dove da oltre 10 giorni stava vivendo un’inedita esperienza culturale, artistica e sociale – chiamata Macao – non ha fermato quel progetto, che ha vissuto nelle assemblee e nei tavoli di lavoro proseguiti per tutto il giorno (e la sera e la notte con concerti e performance), nella strada ribattezzata “Piazza Macao”.


lunedì 14 maggio 2012

BLOCKUPY FRANCOFORTE


Un’opposizione anticapitalista in Europa
Piero Maestri


Mentre l’indignazione torna nelle piazze di diversi paesi europei (e non solamente europei), sta entrando nel vivo la preparazione alle giornate di mobilitazione contro la BCE di Francoforte – dal 17 al 19 maggio.
Le autorità cittadine e le forse dell’ordine tedesche stanno cercando in ogni modo di impedire questa mobilitazione, vietando le iniziative di protesta, rendendo difficile la permanenza nei parchi dove dovrebbe trovare porto il “quartier generale” della protesta (e l’ospitalità dei manifestanti) e emettendo ordinanze restrittive a militanti tedeschi per vietare loro il soggiorno e la presenza a Francoforte nei giorni delle iniziative – mentre non sono al momento previsti blocchi alle frontiere.
Malgrado queste prese di posizione – e mentre le reti organizzatrici continuano ad affermare il diritto a manifestare e insistono nella trattativa perché tale diritto sia riconosciuto - l’atmosfera politica verso quel appuntamento si scalda.
Le giornate di Francoforte sono in qualche modo il culmine delle giornate cominciate con il 1° maggio globale e proseguite con la ripresa de l@s indignad@s in Spagna e in altri paesi.
In un dibattito politico segnato dai risultati elettorali dei diversi paesi europei (Francia, Grecia, Germania, ma anche Italia) – che puniscono chi sta governando applicando le politiche di austerità e in generale i partiti tradizionali (ovunque cresce l’astensione e il voto a liste che posso essere in modi diversi considerate “di protesta”) – la ripresa delle mobilitazioni di piazza, il “Take the square!”, assume un significato ancora più interessante e importante: decine di migliaia di donne e uomini, soprattutto giovani, in Europa dichiarano di

sabato 28 aprile 2012

IL NOSTRO DEBITO È IL LORO PROFITTO… …ORA FACCIAMOGLI LA FESTA


Occupy… 1° Maggio

Dopo un 25 aprile contro la dittatura dei mercati, il 1° maggio milanese vedrà l’appuntameno della MayDay – sempre più politico e diretto contro lo sfruttamento e il comando autoritario del lavoro.

E poi tutte/i a “Blockupy Frankfurt, blocco della cittadella finanziaria di Francoforte il 18 maggio e corteo del 19


Domenica 29 aprile, ore 15
c/o Zona Risk, via Varchi 3 , Milano
FNM Bovisa, Tram 2, filobus 90/91, 92, Bus 82

“MayDay!”
Da Occupy Wall Street a Francoforte


Incontro pubblico con

- Felice Mometti, di ritorno da New York
- Fabrizio (Rete San Precario)
- Collegamenti con un esponente di Occupy Wall Street da New York e un* compagn* dell’Interventionische Linke da Frankfurt


Organizzano: Rivolta il debito e Atenei in Rivolta


lunedì 2 aprile 2012

Dopo il 31 marzo: ora allarghiamo il movimento contro il debito


Non era scontato che la questione del non pagamento del debito diventasse terreno di iniziativa di massa. Adesso serve allargare, senza forzature organizzative, il blocco sociale e la mobilitazione contro la crisi, il debito e le politiche di austerità.
Piero Maestri

Una bella giornata contro il potere delle banche e le politiche del governo Monti-Napolitano.
Il sole e il caldo insolito della Milano primaverile hanno visto sfilare un corteo bello, con una partecipazione superiore alle aspettative (15/20 mila persone) e ricco di presenze differenti e plurali.
La giornata già alla mattina ha visto diverse azioni davanti a istituti di credito, tra i quali l’iniziativa di Atenei in Rivolta e Rivolta il debito davanti alla filiale di “Che Banca!” (Mediobanca) di Largo Augusto. Lo striscione “Che futuro! Precario e impossibile grazie a banche e governo” irrideva al sito di “idee per l’innovazione” (chiamato appunto “Che futuro!”) organizzato da “Che banca!” – in quanto tale corresponsabile delle politiche di austerità e di speculazione sul debito dei paesi europei (ricordiamo che Mediobanca ha ottenuto un prestito di 3,5 miliardi di Euro al tasso del 1% dalla Bce…).
Il corteo del pomeriggio ha visto manifestare le forze oggi decisamente e coerentemente all’opposizione del governo Monti-Napolitano – dai sindacati di base (Usb, Cub, Si.Cobas) alle organizzazioni politiche (Prc, Pcl, Sinistra Critica, Rete dei comunisti…), alle diverse espressioni dei movimenti sociali e delle esperienze di lotta di lavoratrici e lavoratori: NoTav, lavoratori di Wagon Lits, cooperative dell’Esselunga, Alcoa, Sanprecario, NoTem, centri sociali, comitati No Debito, comitati di lotta per la casa, disobbedienti, Atenei in Rivolta, Rivolta il debito, collettivi Lgbt e così via.
Una manifestazione che ha offerto uno spazio prezioso a

domenica 11 marzo 2012

NON PAGARE IL DEBITO SI PUÒ, SI DEVE!

Mercoledì 14 marzo 2012, ore 20.45
Cam Garibaldi, corso Garibaldi 27, Milano
INCONTRO PUBBLICO 
Non pagare il debito si può, si deve!



L’attuale pesantissima crisi economica globale si accompagna a una pericolosissima crisi ecologica altrettanto globale. I governi di tutta Europa hanno deciso di far pagare la crisi a lavoratrici, lavoratori, pensionate/i e giovani precari/e – mentre proseguono sulla strade della costruzione di grandi opere dannose per l’ambiente e grandi eventi, utili solo per i profitti di pochi (come la Tav, la TEM, Expo 2015....).


Chi ha già pagato, le vittime del “debito pubblico”, chi vive del proprio salario e chi un salario non riesce nemmeno ad averlo possono e devono cambiare questa situazione – perché l’alternativa è necessaria, e possibile: no al pagamento del debito, difesa delle garanzie sociali e sul lavoro, reddito per tutte/i, riconversione ecologica della produzione e della società.


Verso la manifestazione del 31 marzo: “OCCUPYAMO PIAZZA AFFARI!” 

Intervengono:

• Marco Bertorello – coautore del libro “Capitalismo tossico", Edizioni Alegre

• Giovanna Vertova – economista, docente all’Università di Bergamo

Interverranno anche: San Precario Milano, Rosso Collettivo, Quaderni Viola, Coord. Lavoratori Autoconvocati, Comitato No Debito, Comitato No Expo, delegati/e Rsu Ospedale S.Raffaele, Atenei in Rivolta

Coordina: Dario Firenze - Atenei in Rivolta, RiD

Informati, contribuisci, collabora


Organizza:
www.rivoltaildebito.org




martedì 6 marzo 2012

9 MARZO: GENERALIZZIAMO LO SCIOPERO!

Continua e si aggrava la pesante aggressione del padronato e della BCE ai diritti e alle condizioni di vita dei lavoratori del nostro paese. Mentre dilagano la disoccupazione (con la disperazione che genera), la cassa integrazione (con la drastica caduta dei redditi disponibili), i licenziamenti, la perdita di posti di lavoro, la chiusura di aziende (con la distruzione di capacità produttive), vengono cancellati i contratti nazionali e annullato il loro valore unificante e di solidarietà, vengono attaccati i sindacati, quando non sono puri complici del padrone, i diritti e le condizioni di lavoro diventano semplici variabili dipendenti della centralità dell'impresa.
Si vogliono creare le condizioni per un ulteriore abbattimento dei salari italiani, nonostante siano universalmente riconosciuti tra i più bassi del continente.

Ora nel mirino del padronato, del governo e della BCE c'è l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il diritto a non essere licenziati ingiustamente non è solo una norma di civiltà, ma è soprattutto il presupposto per poter lottare liberamente e, così, difendere e migliorare le proprie condizioni di lavoro, per riaffermare i diritti in fabbrica, per poter esigere una retribuzione dignitosa e adeguata.
Ecco perché i padroni, con la complicità del governo e dell'Unione europea, esigono la modifica dell'articolo 18. Ecco perché occorre difenderlo. La sentenza per il reintegro dei tre militanti Fiom licenziati da Marchionne a Melfi indica come su questa norma si stia giocando una partita non simbolica.

L'offensiva governativa e confindustriale si combina con l'attacco di Marchionne ai lavoratori della Fiat e alla Fiom e agli altri sindacati non asserviti ai suoi disegni. Anche Marchionne trova il pieno appoggio del governo, della quasi totalità dello schieramento politico istituzionale e dei media. Lo strapotere Fiat, nonostante il suo progressivo disimpegno dall'Italia, arriva perfino ad ottenere una condanna giudiziaria pesante per un servizio televisivo colpevole solo di aver messo in discussione la qualità delle auto prodotte.
Lo sciopero e la manifestazione nazionale della Fiom devono diventare in questi ultimi giorni il punto di riferimento per tutte e tutti coloro che vogliono opporsi alla politica del governo e all'attacco della Confindustria perché questa politica e quest'attacco non sono rivolti solo contro i metalmeccanici, ma contro tutta la classe lavoratrice.
Nel frattempo il governo, anche qui con l'appoggio di tutto lo schieramento politico e dei media, criminalizza e reprime il più importante movimento di resistenza che opera nel paese: il Movimento No Tav che si oppone alla devastazione della Val di Susa e al regalo di decine di miliardi di euro alle imprese e alle mafie per un'opera inutile e dannosa. Nel mirino del padrone e del governo ci sono i diritti di tutte e di tutti.

È in corso un confronto tra il governo e le cosiddette "parti sociali", come ipocritamente vengono chiamate da una parte le associazioni padronali (sempre più determinate ad azzerare le conquiste del mondo del lavoro) e, dall'altra, i sindacati confederali, che sempre meno rappresentano realmente lavoratrici, lavoratori e pensionati. Questo tavolo di confronto punta dichiaratamente e unicamente a aiutare i padroni in quella opera di azzeramento, soprattutto cancellando o manomettendo l'articolo 18. Questo tavolo a perdere va abbandonato!
Occorre mettere in piedi un movimento che, a partire dalla proclamazione di uno sciopero generale e generalizzato rivendichi:
* il blocco dei licenziamenti: durante una crisi come quella che si sta vivendo i padroni e il loro sistema devono farsi carico di garantire a tutti la continuità del lavoro e del reddito. Va imposta la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, la redistribuzione dell'occupazione esistente, la creazione di un salario sociale per i disoccupati;
* la cancellazione di tutte le norme di precarizzazione del lavoro introdotte dai governi che si sono succeduti alla guida del paese;

* la riaffermazione della centralità dei contratti nazionali, come norme inderogabili che unificano condizioni, diritti e salari in tutto il territorio nazionale;

* l'avvio di una mobilitazione per contratti europei, con l'obiettivo di armonizzare verso l'alto diritti e salari;

* il rifiuto di ogni tentativo di manomettere l'articolo 18, e l'estensione delle sue norme a tutto il mondo del lavoro.

Si deve garantire la massima solidarietà con il movimento delle cittadine e dei cittadini della Val di Susa, anche attraverso una campagna di assemblee nei luoghi di lavoro che illustri le ragioni di quella lotta che indica un'ipotesi di sviluppo con una sola "grande opera" di attenzione e salvaguardia del territorio e dell'ambiente come bene comune primario.

Sinistra Critica